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immagine di Moloch tratta dallo United Biblical Dictionary, Filadelfia-New York, 1837 Uno specchio per la nuova aristocrazia Quando il mondo è venuto a conoscenza di ciò che accadeva sull'isola di Epstein, molti sono rimasti sconvolti dalla mostruosa realtà. Quasi contemporaneamente a queste rivelazioni, milioni di telespettatori guardavano la serie "Westworld", una complessa fantasia ambientata in un parco divertimenti dove clienti ultra-ricchi potevano assecondare impunemente le loro passioni più oscure. Questi due fenomeni – uno reale, l'altro artistico – si sono rivelati specchi che riflettono la stessa malattia spirituale. Non si tratta di una coincidenza casuale, ma di sintomi di un profondo cambiamento di visione del mondo che richiede una riflessione non solo legale, ma anche spirituale. I nostri antenati la chiamavano illusione demoniaca; oggi si maschera sotto forma di anti-utopia tecnologica e scandalo glamour. L'isola di Epstein e la serie "Westworld" sono due facce della stessa realtà, due sintomi di un'unica malattia spirituale, il cui nome è auto-deificazione. Indicano una radicale scissione di visione del mondo, un abisso nella società. Da dove nasce l'idea che per alcune persone gli altri siano semplicemente materiale sacrificabile per il proprio piacere? La risposta non risiede nella sociologia, ma nella scelta spirituale tra due progetti dell'umanità: la deificazione dell'uomo da parte di Dio e l'auto-"deificazione" dell'uomo. Da "L'uomo come misura" di Protagora a "L'uomo-dio" di Nietzsche L'idea che gli eletti siano al di sopra della morale della società non è nuova. Le sue origini risalgono agli antichi sofisti, i quali proclamavano che "l'uomo è la misura di tutte le cose". Questo principio, che recide il legame tra la verità e la legge divina oggettiva, conteneva il seme dell'arbitrarietà futura. Se la misura di tutte le cose è il singolo individuo, allora i forti e gli intelligenti diventano il metro di paragone per i deboli e gli stolti. Il cristianesimo ha offerto un'antropologia diversa e opposta: ogni persona è immagine di Dio, chiamata alla deificazione, a diventare un "Dio-uomo" attraverso l'umiltà, il pentimento, l'amore virtuoso in obbedienza al Creatore e Provveditore. Questo è il cammino di una trasformazione virtuosa, colma di grazia, accessibile a tutti tramite Cristo. "Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse Dio per grazia". Tuttavia, la diabolica distorsione di quest'idea ha dato origine al concetto di "uomo-dio", ovvero quando l'uomo stesso si proclama dio, rifiutando qualsiasi necessità di salvezza, rinunciando alla Croce e alla sua responsabilità di fronte al Creatore. Filosoficamente, questo concetto è stato sintetizzato in modo conciso da Friedrich Nietzsche con la sua duplice idea della "morte di Dio" e del "superuomo" che vive "al di là del bene e del male". Ciò che per Nietzsche era l'ideale tragico di un pensatore folle e solitario è diventato una guida per le élite globali moderne, il paradigma e il significato della loro esistenza atea. La catena logica "l'uomo è la misura di tutte le cose → l'uomo è dio per se stesso" non è nuova. Nell'antropologia cristiana, l'uomo raggiunge la massima dignità in quanto immagine di Dio, chiamato all'amore e al sacrificio. Se uno dice: "Io amo Dio", e odia suo fratello, è un bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, come può amare Dio che non ha visto? (1 Gv 4:20) L'amore per il prossimo concreto, "visibile", è il criterio e la via per giungere a Dio. La distorsione di questo ideale conduce all'alternativa satanica: l'uomo-dio. Non si tratta di un'astrazione filosofica, bensì di un programma di vita che F.M. Dostoevskij , ancor prima di Nietzsche, diagnosticò brillantemente nella teoria di Raskolnikov [1] su coloro che "hanno il diritto". Il suo eroe pone la domanda fatale: "Sono una creatura tremante o ho il diritto?". La risposta è la ribellione di Dmitrij Karamazov, tentato dal maligno: "Se Dio non esiste, allora tutto è permesso". [2] Questa è la formula chiave che elimina ogni divieto morale. "Colui che ha il diritto", il superuomo, diventa egli stesso la fonte della legge per sé stesso, la misura di tutte le cose, comprese le vite degli altri, di tutta l'umanità e del mondo. Radici storiche della divisione tra "superiori" e "inferiori" La logica che giustifica la libertà concessa ad alcuni a scapito di altri affonda le sue radici nel principio più antico e pericoloso: "divide et impera". Questa divisione nasce dall'orgoglio, che genera la nozione di una disuguaglianza fondamentale tra le persone: gli eletti, i benedetti (per sangue, fede, ragione o ricchezza) e i reietti, i maledetti, la cui vita e dignità hanno un valore sostanzialmente inferiore, o addirittura nullo. Le origini di quest'idea nella civiltà occidentale (intesa come sintesi di tradizioni antiche e giudeo-cristiane) sono estremamente profonde e risalgono a due potenti correnti che in seguito si sono fuse. Il primo esempio è l'antichità, con la sua netta contrapposizione tra civiltà e barbarie. Greci e romani tracciarono un confine invalicabile tra sé stessi, portatori della polis e della civiltà ("paideia"), e i barbari, esseri di un ordine diverso che potevano essere legalmente ridotti in schiavitù, saccheggiati e, se necessario, distrutti. Per un cittadino ellenico o romano, esisteva un codice d'onore e di legge nei confronti dei propri pari, ma verso l'altro "barbaro" si applicavano regole ben più dure e ciniche. Qui emerge già il modello delle due moralità. La seconda è la tradizione giudeo-cristiana con la sua caratteristica tentazione di una falsa elezione. Sia negli insegnamenti ebraici che in quelli cristiani esiste la sacra idea dell'elezione divina, non come un privilegio, ma come un'enorme responsabilità di servizio, un dovere morale e la missione di salvezza per tutta l'umanità: "Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno; e in te saranno benedette tutte le tribù della terra". (Gen 12:3) Tuttavia, l'orgoglio umano ha costantemente cercato di distorcere questa chiamata spirituale trasformandola in un privilegio mondano, di rendere l'Alleanza con Dio un'occasione per esaltarsi rispetto al prossimo. I profeti dell'Antico Testamento (Amos, Isaia, Giona) e i Padri della Chiesa hanno costantemente denunciato questa falsa interpretazione farisaica dell'elezione, ricordandoci che Dio non fa distinzione di persone (At 10:34) e che il vero israelita o cristiano non è colui che ha la circoncisione o il battesimo, ma colui che custodisce e incarna la sua fede con opere d'amore per tutti (Rm 2:28-29; Gc 2:17). Nacque così la mostruosa ideologia: gli europei, per loro stessa natura, sono detentori di un diritto supremo nei confronti del resto dell'umanità. La tragedia dell'Occidente e di tutta l'umanità, da quando le sue metastasi si sono diffuse ovunque, risiede nel fatto che, nell'epoca della formazione della sua identità imperiale e coloniale, si è verificata una fatale sintesi di questi due modelli di divisione. L'antica idea della superiorità del "civilizzato" sul "selvaggio" è stata rafforzata e santificata dalla perversa e mondana interpretazione dell'elezione religiosa. Nacque così l'ideologia mostruosamente convincente per i contemporanei: gli europei (o il "popolo cristiano") non sono semplicemente più sviluppati tecnologicamente; per loro stessa natura, per divina Provvidenza, sono portatori dell'ordine e del diritto più elevati rispetto al resto dell'umanità. In virtù della loro elezione dall'alto, sono destinati a governare il mondo. Fu questa fusione velenosa a fornire una giustificazione morale all'imperialismo e al colonialismo occidentali, con la tratta degli schiavi e la distruzione di intere culture. Divenne inoltre il fondamento filosofico del nazionalismo razziale e del nazismo, dove il posto dei "civilizzati" e degli "eletti per fede" fu occupato dagli "ariani" o rappresentanti della "razza superiore". In tutti questi casi, operava lo stesso principio: “tutto per gli 'eletti', legge per gli altri”, con la legge scritta dagli "eletti". L'inferiore ("barbaro", "goy", "Untermensch") veniva posto al di fuori del quadro della morale umana comune, diventando un oggetto su cui gli "eletti" esercitavano un potere pressoché assoluto. Questa logica di divisione tra "eletti" superiori e schiavi inferiori è diventata il precursore storico e ideologico di tutto ciò che è stato fatto sull'isola di Epstein ed è artisticamente esplorata in "Westworld": la creazione di uno spazio chiuso in cui gli "eletti" possono imporre la propria volontà impunemente sugli "altri", siano essi robot o esseri umani dichiarati subumani o biorobot. Contesto contemporaneo: tecnologia, capitale e fuga dalla morte L'unicità della nostra epoca risiede nelle possibilità senza precedenti di cui godono le persone incredibilmente ricche e influenti. La finanza globale, le tecnologie digitali e le multinazionali hanno creato uno strato, o casta, di individui il cui potere e la cui ricchezza li rendono praticamente immuni alle leggi terrene. Vivono in un vuoto giuridico creato da eserciti di avvocati, servizi di sicurezza privati e influenze politiche. Possono permettersi praticamente qualsiasi cosa desiderino senza timore di subire alcuna punizione. Rimane però un problema che non riescono a risolvere, un problema che ricorda loro la loro natura di creature, i loro limiti e la loro vulnerabilità: la morte. La morte mette in discussione la presunta divinità dell'élite globale. E questa élite cerca di combatterla. Transumanesimo, crioconservazione, ingegneria genetica, biotecnologie: tutti questi elementi fanno parte di un progetto volto a superare la natura umana, a liberarla dalla morte. Non si tratta semplicemente di prolungare la vita, ma del desiderio di preservare per sempre la propria identità di "superuomo", con il suo potere, la sua ricchezza e il suo smisurato orgoglio. La morte è l'ultima legge universale che ricorda agli autoproclamati "dei" che sono solo esseri umani. Eliminare anche questo ostacolo significa recidere definitivamente il legame con il destino comune dell'umanità, ergendosi per sempre al di sopra di esso, affermando pienamente il proprio diritto e la propria volontà. "Westworld": il simulacro e l'etica di "Chi ha il diritto" La serie "Westworld" non è mero intrattenimento. È un manifesto aperto della nuova etica. Delinea chiaramente la gerarchia:
L'intera trama della serie si basa sulla domanda: cosa succederebbe se le "bambole" acquisissero coscienza, anima, un proprio "io"? Per i clienti del parco, questa domanda non esiste. La loro realtà è un'assoluta arbitrarietà elevata a principio filosofico. Pagano per l'esperienza dell'impunità assoluta. La serie legittima questo modello, rendendolo affascinante, tecnologico, estetizzato. "Westworld" è un manifesto esplicito di questa nuova vecchia etica. La propaga. Gli spettatori vogliono diventare clienti del parco, "superuomini" per i quali "tutto è permesso" perché le loro vittime non sono persone ma oggetti sapientemente creati. Questo è un peccato simulato e sicuro che tuttavia educa lo spettatore ad accettare la logica secondo cui, se la tua vittima non è uguale a te (robot, oggetto o "creatura tremante"), allora tutto è permesso. La serie diventa un addestramento per la coscienza, preparandola al pensiero che con sufficiente potere e divisione in caste "tutto è permesso" nel mondo reale. L'isola di Epstein: rituale e realtà Ora vediamo cosa succede quando questo modello viene trasferito nel mondo reale. L'isola di Epstein è proprio quel "Westworld", solo che al posto di robot-ospiti ci sono ragazze, adolescenti e bambine in carne e ossa. Al posto di complesse intelligenze artificiali, ci sono fragili anime umane create a immagine e somiglianza di Dio. Non si trattava solo di "dissolutezza" o "crimine". Era un rituale. Un rituale di iniziazione alla casta degli eletti. Un rituale che legava l'élite con valori negativi condivisi, una complicità condivisa nel male "puro". Un rituale di affermazione del potere attraverso il calpestamento della parte più vulnerabile e innocente dell'umanità. Questa è una forma moderna di vampirismo, dove la forza vitale che alimenta i "superuomini" è l'innocenza, la giovinezza, l'umanità stessa delle loro vittime. Ciò che nella serie viene mostrato come fantasia è accaduto letteralmente sull'isola. E questo è mille volte più spaventoso. Perché non è un meccanismo a soffrire, ma una persona. Perché non è un programma a essere distrutto, ma un'anima. L'isola è un luogo dove il simulacro si è trasformato in una realtà da incubo. Qui la teoria di Raskolnikov è stata letteralmente applicata. I "privilegiati" vi si recavano per affermare la propria divinità attraverso il dominio assoluto su "creature tremanti": anime viventi e indifese. Questo rituale univa la casta in una complicità condivisa nel calpestare la sacralità della personalità umana. Se nella serie la violenza sugli "ospiti" è intrattenimento, qui è un sacro atto di autodeificazione attraverso la profanazione e l'umiliazione. Questa è la conseguenza pratica dell'idea che "se non c'è Dio" e non esiste un tribunale supremo, allora l'unico tribunale è il proprio "diritto di possedere". Permissivismo – orgoglio – satanismo Il permissivismo morale (la pratica dell'isola) nasce da un orgoglio smodato ("Siamo dei, possiamo fare tutto"), che, secondo i santi padri, è l'espressione del satanismo. Il diavolo fu il primo tra le creature a dire: "Salirò al di sopra delle nubi più alte, sarò simile all'Altissimo" (Is 14:14). Egli è il primo "superessere" che volle vivere secondo la propria volontà, non secondo la volontà del Creatore, volendo diventare dio senza Dio. Con questa idea allettante, sedusse i primi uomini. Con essa, continua a tentare noi, loro discendenti. L'essenza del satanismo risiede nel rifiuto radicale di Dio come Creatore e Legislatore, nell'affermazione di una completa indipendenza da Lui, nel postulare un'assoluta autolegge (autonomia) dell'"io". "Io sono la legge per me stesso e per gli altri, per i più deboli". Prima lo proclama l'astuto diavolo, seguito dalle persone da lui sedotte. La divinità umana nasce dalla divinità satanica. Dietro di essa si cela un orgoglio smodato che desidera solo comandare, non sottomettersi; ciò che Nietzsche chiamava la volontà di potenza, la sete di dominio su tutti i più deboli e gli inferiori. L'isola di Epstein è il regno materializzato di questa idea satanica. È un antimonastero. Se un monastero è un luogo per mortificare le passioni ed educare lo spirito attraverso l'obbedienza e la preghiera, allora l'isola di Epstein è un luogo per coltivare le passioni più oscure e uccidere lo spirito attraverso il permissivismo morale. Vediamo dunque davanti a noi la realizzazione del progetto satanico di "divinità per gli eletti": diventare Dio attraverso l'orgoglio, la violenza, la separazione dalla "plebe" e il calpestamento della morale. Il suo esito è la morte spirituale eterna, un inferno di disperazione e solitudine. In opposizione a questo progetto si pone l'ideale cristiano di "divinità per tutti": unirsi a Dio attraverso l'umiltà, l'amore, il sacrificio e la compassione per il prossimo. Il suo esito è la deificazione come unione piena, perfetta e beata con Dio. Transdeificazione al posto dell'uomo-dio I teorici moderni del transumanesimo parlano del completamento del progetto umano e della transizione verso una nuova specie evolutiva, per ora chiamata "transumana". La natura umana stessa viene considerata un software obsoleto, soggetto a un aggiornamento o a una sostituzione totale. Secondo uno dei principali ideologi di questa corrente, Yuval Noah Harari, gli esseri futuri creati con l'aiuto della bioingegneria e dell'intelligenza artificiale si relazioneranno con gli esseri umani come oggi gli esseri umani si relazionano con le scimmie. L'idea di autodeificazione rimane, ma non si tratta più di deificazione dell'uomo. Per raggiungere la deificazione, l'uomo come specie deve essere superato e annullato. L'orgoglio che ha dato origine allo slogan "tutto è permesso" conduce ora al sogno di creare una nuova specie per la quale non si applicheranno più non solo i comandamenti di Dio, ma neanche i limiti biologici ed esistenziali dell'homo sapiens. "Non vogliamo più rimanere umani!" proclamano i transumanisti. "Desideriamo creare noi stessi, trasformarci esclusivamente secondo la nostra volontà, a nostra immagine e somiglianza!" Così, la ribellione contro Dio iniziata con Satana, seguita dalla disobbedienza alla sua volontà, dalla negazione della sua Provvidenza e del suo essere, giunge al rifiuto della natura stessa creata da lui. Questo è il culmine dell'idea "Io ho il diritto". Se il superuomo "che ha il diritto" ha calpestato la moralità, il suo successore transumanista invade l'essenza stessa della creatura. In quest'ottica, l'isola di Epstein e "Westworld" appaiono non come punti di arrivo, ma semplicemente come campi di addestramento, laboratori per coltivare la coscienza in cui "l'inferiore" (sia esso umano o androide) è mera materia prima. La risposta cristiana a tutto ciò non sta nel discutere di tecnologie, ma nel coraggioso confessare il valore duraturo dell'anima umana, creata a immagine di Dio e redenta dal sangue di Cristo. L'insegnamento della "divinoumanità" afferma che la vera perfezione non consiste nell'andare oltre l'umanità, ma nel riempirla della grazia divina, alla quale Adamo fu chiamato in paradiso e che il Nuovo Adamo – Cristo – ha manifestato in pienezza. Uomo avvisato, mezzo salvato L'isola di Epstein non è un'anomalia, ma la logica conseguenza del percorso intrapreso dalla civiltà, che ha posto "l'uomo, creatore di sé stesso" al centro dell'universo, rifiutando il bene e il male oggettivi e dichiarando la moralità una convenzione. "Westworld" ne è la pubblicità glamour e la giustificazione ideologica. La nostra società si trova di fronte a una scelta: continuare a muoversi in questa direzione, dove tecnologia e capitale creano nuove forme di schiavitù con "dei" onnipotenti e "materiale umano" privo di diritti, oppure trovare in noi stessi la forza di ritornare al Sacro. Dobbiamo tornare a comprendere che l'uomo non è dio, ma immagine di Dio. Che la sua dignità non risiede nella forza e nella licenza, ma nella capacità di amare, sacrificarsi e provare compassione. Che il mistero ultimo della vita umana non sta nel come estenderla all'infinito per gli eletti, ma nel come riempirla di significato eterno e di una luce piena di grazia accessibile a tutti. "Westworld" e l'isola di Epstein ci aprono gli occhi sul futuro che le potenti forze di questo mondo vogliono realizzare. Tuttavia, dalla scelta spirituale di ciascuno di noi dipende se questo futuro diventerà la nostra realtà personale, la realtà delle nostre famiglie, del nostro popolo, del nostro paese, del nostro stato, oppure se lo useremo come un terribile e ammonitore. Note [1] Dal romanzo Delitto e castigo. [2] Dal romanzo I fratelli Karamazov. |