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A Torino siamo un po' iper-sensibili quando sentiamo parlare di guerre di Crimea. Il fatto è che ci rimorde la coscienza. La partecipazione del Regno di Sardegna al primo Ora come allora, naturalmente, la macchina dei media di quelle stesse potenze occidentali (...e dei loro convenientissimi alleati turchi!) riprende volentieri la retorica antirussa, e parla della Crimea con le stesse dubbie accuse di imperialismo e sottomissione. Così come ci si scorda convenientemente che un tempo i principati di Moldova e Valacchia avevano chiesto aiuto alla Russia per ricostituire la loro indipendenza di nazione cristiana ortodossa, allo stesso modo il risultato del referendum nella Crimea di oggi è convenientemente ricoperto, dapprima da zuccherosa retorica sull'integrità territoriale ucraina (della quale alle potenze occidentali importa se possibile ancor di meno di quanto importasse nel XIX secolo l'integrità territoriale dei romeni), e poi, se lo zucchero non fa presa, dallo spauracchio della "seconda guerra di Crimea". Siamo stati davvero contenti quando abbiamo sentito la voce veramente ortodossa di padre Andrew Phillips definire la mossa mediatica della seconda guerra di Crimea come "il latrato dei barboncini". Presentiamo volentieri il saggio di padre Andrew nella sezione "Geopolitica ortodossa" dei documenti, e ricordiamo come, in un momento di sublime ironia, Mosca ha spedito il conto energetico non saldato dall'Ucraina (un miliardo e mezzo di euro) a Bruxelles. Parlando a nuora perché suocera intenda, è stato un buon modo di ricordare a Washington e a Londra chi è che ha già vinto la seconda guerra di Crimea. |