→ Il Blog del Parroco
Vi presentiamo la traduzione italiana di un articolo di Matfey Shaheen, che approfondisce il tema delle interferenze del governo degli Stati Uniti nel Patriarcato di Costantinopoli come un episodio della dipendenza di Costantinopoli dai poteri dei paesi occidentali.
Vi presentiamo la traduzione italiana della video-intervista ad Aleksej Il’ich Osipov (nella foto), il professore che rappresenta il “sale della terra” degli studi teologici in Russia, e che offre un punto di vista profondo, ponderato e lungimirante di reazione allo scisma ecclesiale in Ucraina.
29/01/2019
200 chiese costruite a Mosca in 10 anni
È veramente difficile cercare di spiegare le ragioni delle interferenze del Fanar in Ucraina in termini che non richiamino la sete di potere, l’affermazione di prerogative personali e lo sfruttamento di congiunture politiche. Un recente tentativo di indorare la pillola amara è stato il paragone del patriarca Bartolomeo con il buon dottor Ajbolit, un personaggio delle fiabe russe del XX secolo, che va in paesi lontani a curare gli animali ammalati. Il sacerdote Sergij Begijan ha confutato in modo brillante questa apologia del “buon dottore”, facendoci notare come il patriarca che corre ad aiutare i malati ucraini, in verità, non ha solo trascurato i malati di casa propria, ma ha addirittura aggravato le loro malattie, attivandosi in ogni modo per impedire che la Chiesa ortodossa di Grecia abbia una vera autocefalia. Nella mappa, potete vedere come lo stato greco sia diviso in diverse aree dalle amministrazioni ecclesiali più diverse e con le più intricate sovrapposizioni di potere tra la Chiesa locale e il patriarcato “invasore”. Complimenti a padre Sergij per avere messo abilmente il dito su una piaga di cui pochi ortodossi capiscono le sottigliezze, con questo saggio che vi presentiamo in russo e in italiano.
Orthochristian.com, 25 gennaio 2019 Primati e altri alti rappresentanti delle Chiese ortodosse locali di tutto il mondo si riuniranno a Mosca per celebrare il 1 febbraio il decimo anniversario dell'elezione a primate di sua Santità il patriarca Kirill di Mosca e di Tutta la Rus'. Tra gli ospiti ci saranno tra i primati sua Beatitudine il patriarca Giovanni X di Antiochia, sua Santità il patriarca Irinej di Serbia, sua Beatitudine il metropolita Rostislav delle Terre Ceche e di Slovacchia, e sua Beatitudine il metropolita Tikhon di Washington e e di Tutta l'America, e alti rappresentanti delle altre Chiese locali, ha detto oggi in una tavola rotonda a Mosca l'arciprete Nikolaj Balashov, vice capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, come riferisce Interfax-Religion. Padre Nikolaj ha anche affermato che l'attuale crisi della Chiesa ucraina sarà il tema centrale degli incontri del patriarca Kirill con i primati e i vescovi in visita in quel momento. "Le celebrazioni saranno un'occasione per discutere argomenti che sorgono non solo in Ucraina, ma anche nella famiglia ortodossa globale", ha detto, notando che molti sinodi e vescovi hanno espresso "profonda preoccupazione per l'attuale invasione politica" nella vita della Chiesa. Il vice capo del Dipartimento ha anche notato che nessuna Chiesa locale ha riconosciuto la nuova struttura ucraina o si è congratulata con il suo primate, il "metropolita" Epifanij Dumenko. "Nessuno manderà i propri rappresentanti il prossimo 3 febbraio per la "intronizzazione" del suo cosiddetto "primate", ha aggiunto padre Nikolaj.
27/01/2019
In memoriam: padre François Brune
È deceduto il 16 gennaio 2019 all’età di 87 anni padre François Brune (nella foto), ex sacerdote cattolico ricevuto nell’Ortodossia alla Pasqua del 2018 presso la parrocchia di Vanves. Qui si può leggere il messaggio di condoglianze del nostro metropolita Giovanni. La figura di padre François Brune ci ricorda che non è mai troppo tardi per scegliere la fede ortodossa. Eterna memoria! Mémoire éternelle!
Riceviamo e volentieri diffondiamo da parte di padre Denis Baykov (nella foto) la notizia del passaggio della parrocchia ortodossa russa di Sanremo alla Chiesa ortodossa russa al di fuori della Russia. La parrocchia è stata accettata nella ROCOR il 24 gennaio e padre Denis confermato come rettore. L’unanimità del parroco, del consiglio parrocchiale e dei soci dell’ente morale proprietario della chiesa rende questa decisione legalmente incontestabile. Nel comunicato relativo al passaggio, si afferma di non aver potuto, con rammarico, attendere la riunione dell’Assemblea di Rue Daru il 23 febbraio, a causa delle azioni aggressive e inaccettabili dell’Arcidiocesi d’Italia e Malta del Patriarcato di Costantinopoli, e si esprime la speranza che il 23 febbraio l’Arcivescovado scelga di tornare sotto la Chiesa Madre russa. Confermiamo a padre Denis e a tutti i fedeli il nostro sostegno e i nostri auguri fraterni.
Vi presentiamo tre documenti che parlano delle reazioni nella Chiesa ortodossa georgiana sul riconoscimento della nuova struttura degli scismatici ucraini: 1 – La traduzione italiana del resoconto di come il patriarcato georgiano resiste alle pressioni per riconoscere la nuova struttura, come riportato dal capo del servizio stampa patriarcale, l’arciprete Andria Dzhagmaidze. 2 – La traduzione italiana delle considerazioni del metropolita Ioane di Rustavi sulla necessità di mantenere una procedura secondo i canoni. 3 – Il testo russo e italiano della notizia dell’appello dello schiarchimandrita Iov (Grishchenko) alla Chiesa georgiana perché questa rifiuti di convalidare la struttura scismatica.
Alla fine del periodo di festa della Teofania, ascoltiamo quello che ci insegna padre Georgij Maksimov in un video con trascrizione italiana, a proposito di due idee errate che si sono fatte strada tra i fedeli ortodossi: che l’acqua santa benedetta alla Teofania si possa bere solo a stomaco vuoto, come si fa per la comunione, e che i bagni della Teofania (nella foto) in acqua gelata siano un esercizio devozionale di purificazione. È passato appena un paio di giorni da quando vi abbiamo presentato la notizia della resistenza di Rue Daru alle ingerenze dei metropolititi greci nelle parrocchie del “già Esarcato” delle Chiese russe di Costantinopoli. A quanto pare la resistenza deve avere una certa efficacia, perché da poco è finito in rete (ed è già presente su diversi siti) questo interessante documento:
La chiesa russa di Sanremo ha già avuto modo di replicare: in questo articolo di Sanremonews.it potete seguire la storia dal punto di vista del parroco e dei fedeli, oltre a sentire le ragioni del parroco, padre Denis Baykov, in questo video.
Diverse iniziative accademiche e teologiche di docenti nominalmente ortodossi provenienti dall’arcidiocesi greco-ortodossa d’America si situano, per dirla garbatamente, alcune tacche al di sotto degli standard della Chiesa. Vi abbiamo tradotto in italiano brani della conferenza di padre John Parker, decano del Seminario teologico ortodosso di San Tikhon, che mette in guardia contro siti che pretendono di parlare a nome dell’Ortodossia, ma di fatto negandone gli insegnamenti, soprattutto in materia morale.
Una delle ragioni della fedeltà dei credenti della Chiesa ortodossa ucraina sono le predizioni incredibilmente accurate sull’attuale condizione di inquità, compiute da un santo ieromonaco morto nel 1950, Lavrentij di Chernigov (nella foto). Padre Andrew Phillips ce le ricorda in un saggio che vi abbiamo tradotto in italiano.
L'arcivescovo Abel (Popławski, a destra nella foto) di Lublino e Chełm, in visita a Kiev negli scorsi giorni, ha confermato il sostegno della Chiesa di Polonia all'Ortodossia canonica in Ucraina come possiamo leggere in russo e in italiano dall’articolo a cura dell’Unione dei giornalisti ortodossi, che riporta anche in un breve video la risposta, pacata ma ferma, dell’arcivescovo polacco.
L'archimandrita Alexandre (al secolo Adrien Echevarria, nella foto) è stato consacrato vescovo di Vevey il 20 gennaio 2019 alla cattedrale della ROCOR a Ginevra. Il nuovo vescovo è un cittadino svizzero di padre messicano (di origini basche: Echevarria in lingua euskara significa “casa nuova”) e di madre francese, sacerdote dal 1997, e dal 2000 uno dei più convinti sostenitori della riunificazione della ROCOR con il Patriarcato di Mosca. Una caratteristica del nuovo vescovo (oltre al fatto singolare di essere probabilmente il primo vescovo ortodosso di famiglia basca dai tempi del grande scisma) è che non ha avuto istruzione teologica formale, né un lungo periodo di monachesimo: di fatto, è stato tonsurato monaco dall’arcivescovo Mark di Berlino solo lo scorso 25 novembre. Anche se queste scelte non dovrebbero essere generalizzate, il fatto che il Santo Sinodo a Mosca abbia approvato la consacrazione del vescovo Alexandre dovrebbe servire a ridimensionare gli estremisti che dicono che solo con anni di studi teologici e di vita monastica si può formare un vescovo come si deve. Al nuovo vescovo di Vevey: Pour de longues années! Auf viele Jahre! Per molti anni! Unto many years! Многая лета! Por muchos años! Urte askotarako!
Dopo avere fatto un vibrante appello (purtroppo inascoltato) a fermare la pazzia dell’autocefalismo ucraino, il metropolita Jonah (Paffhausen) torna a esprimere il suo parere con un saggio che vi presentiamo in traduzione italiana, e che attribuisce la crisi canonica nella Chiesa ortodossa alle profonde deviazioni ecclesiologiche che si sono insinuate nel Patriarcato di Costantinopoli: la scelta della nuova struttura ucraina, per vladyka Jonah, è pari alla sottomissione alla nuova ecclesiologia aberrante del papismo orientale.
Sono passati circa due mesi da quando il Patriarcato di Costantinopoli ha decretato, senza neppure una consultazione preventiva, lo scioglimento del suo Esarcato delle chiese russe in Europa occidentale. Nonostante l’Arcidiocesi avesse chiesto tempo, per esprimere legalmente il proprio parere su questa nuova situazione, fino alla convocazione della propria assemblea diocesana il prossimo 23 febbraio, il Fanar non ha perso tempo. Con un “Atto di dipendenza canonica“ del 12 gennaio, il Sinodo di Costantinopoli avvisa tutti i chierici del “già Esarcato” che da ora in poi devono commemorare i “pastori locali”, e avvisa detti “pastori” di prendersi cura “immediatamente e senza tardare nell’inserimento canonico ed amministrativo delle Parrocchie di Tradizione Russa nei propri confini”. I “pastori locali” non si sono fatti aspettare, e hanno iniziato a inviare a preti e diaconi lettere di intimazione a cessare di commemorare l’arcivescovo Jean, a unirsi al clero delle metropolie greche locali, e a consegnare tutti i documenti e registri parrocchiali. A Rue Daru, come a Buckhingam Palace ai tempi della regina Vittoria, sono rimasti not amused, e hanno dovuto rispondere con un comunicato del Consiglio arcivescovile in cui si sottolinea l’irregolarità di tali atti, e si ribadisce che la futura assemblea diocesana è l’unico organo competente a ratificare definitivamente tale scioglimento. Per chi vuole provare a leggere tra le righe, la qualificazione dell’arcivescovo Jean come “presidente dell’Unione diocesana che è la persona giuridica del diritto francese che assicura la comunione di tutte le parrocchie e comunità dell’arcivescovado” può essere letta in termini più prosaici come un avvertimento a non pasticciare con la legge secolare. All’assemblea del 23 febbraio, ovviamente, saranno valutate le offerte di presa in carico di Rue Daru da parte di Mosca, della ROCOR e della Romania. Per sottolineare la sua libertà di scelta, il comunicato ricorda che l’assemblea diocesana, fondata nel 1921, è una struttura antecedente all’accettazione di Rue Daru nel Patriarcato di Costantinopoli, e afferma che l’Arcivescovado si trova oggi de jure nella situazione in cui si trovava prima di tale accettazione.
I parrocchiani del villaggio di Kurilovka nella regione di Dnepropetrovsk hanno inviato un appello a varie autorità, incluso il presidente Petro Poroshenko, spiegando le loro ragioni per il supporto al metropolita Onufrij (nella foto) e alla Chiesa canonica.
22/01/2019
In memoriam: mons. Evloghios (Hessler)
Il sito della Metropolia di Milano annuncia il decesso del suo metropolita, mons. Evloghios (al secolo Klaus Hessler, nella foto), domenica 20 gennaio 2019. La nostra vita di cristiani ortodossi in Italia è in gran parte intrecciata alla sua, e molte parrocchie ortodosse nel nostro paese devono la loro nascita al suo lavoro missionario. Alla sua decisione di lasciare il patriarcato di Mosca agli inizi degli anni ’80 sono seguiti decenni di peregrinazioni ecclesiali che dovranno essere studiati con estrema attenzione per poterne dare una valutazione obiettiva. Per ora, tuttavia, ci limitiamo a ricordare come mons. Evloghios ci abbia sempre trattati con affetto e con rispetto, lo stesso affetto e rispetto che estendiamo a nostra volta a mons. Avondios e a tutti coloro che lo hanno accudito con amore negli ultimi anni. Eterna memoria!
Il nostro amico Tudor Petcu ci ha fatto avere il testo italiano della sua interessante intervista al musicista irlandese Shaun Davey (nella foto), i cui contatti con la tradizione popolare romena hanno portato a condivisioni di percorsi musicali e a una scoperta dell’Ortodossia.
21/01/2019
Quattro ecclesiologie
Di fronte alle note distinzioni tra le ecclesiologie ortodossa, cattolico-romana e protestante, padre Andrew Phillips, in un saggio che vi abbiamo tradotto in italiano, suggerisce di elencare l’ecclesiologia fanariota come quarto modello, che presenta un ibrido di elementi cattolici e protestanti che la qualifica come una vera e propria visione differente della Chiesa. |