→ Il Blog del Parroco
|
11/03/2019
Una bella sorpresa dall’Emilia-RomagnaDi tanto in tanto abbiamo conferme che questo sito ha un impatto positivo sulla vita di alcuni fedeli. Per noi queste sono le migliori garanzie che i nostri sforzi sono utili. Recentemente, abbiamo scoperto che un gruppo di cristiani ortodossi italiani dell’Emilia-Romagna ha potuto non solo trarre informazioni sull’Ortodossia dal nostro sito, ma anche usarlo come uno degli strumenti della propria crescita. Tra i vari modi di servirsi del materiale da noi presentato, vi segnaliamo queste geniali rilegature artigianali dei nostri testi delle funzioni:
la rilegatura è facile da realizzare e durevole nel tempo!
Vi presentiamo il testo russo e italiano dello studio di Kirill Aleksandrov sulle obiezioni (di fatto, la paura) del patriarca Bartolomeo a riunire il Concilio pan-ortodosso che gli è stato richiesto dalla maggioranza delle Chiese ortodosse local. Kirill Aleksandrov si sofferma anche sul recente concilio di Creta, e fa notare un punto che riteniamo molto importante, e cioè che l’ordine del giorno del concilio di Creta era fortemente mirato a impedire qualsiasi altro concilio pan-ortodosso non in linea con la politica del Fanar.
Uno dei membri della Sacra Comunità del Monte Athos, scandalizzato dall’arrendevolezza di alcuni dei suoi confratelli monaci nei confronti delle azioni anticanoniche del patriarca Bartolomeo, ha offerto una lettura del Tomos che vi presentiamo in traduzione italiana. Anche se l’autore mantiene il suo anonimato (cosa comprensibile per non creare ulteriori spaccature nella Sacra Comunità e tra i monasteri), le sue conclusioni parlano chiaro.
09/03/2019
Papa Ephraim: Il mio diario in India
Dopo avervi parlato nei giorni scorsi della missione ortodossa in India, vogliamo presentarvi oggi la versione italiana del diario di viaggio missionario tenuto nello scorso settembre dallo ieromonaco Ephraim (Poonen, nella foto), in missione di evangelizzazione nello stato indiano dell’Andhra Pradesh assieme a padre Athanasius Kone di Honolulu. Lasciatevi sorprendere da questa lettura, e chiedetevi se Dio non stia chiamando anche voi a sostenere questa straordinaria opera missionaria.
Domenica 3 marzo 2019 la comunità degli uniati della chiesa della presentazione del Signore a Leopoli (nella foto) ha chiesto spontaneamente di essere ammessa nella “Chiesa ortodossa dell’Ucraina”, solo per vedersi chiudere la porta in faccia il giorno successivo. Rileggendo la notizia, proviamo a riflettere su quel che ci racconta questa strana vicenda: - Evstratij Zorja, “l’eminenza rossa” della chiesa scismatica e storico portavoce del “patriarcato di Kiev”, ha dichiarato che il desiderio della comunità uniate “è stato una sorpresa per noi”. Sopresa che un gruppo di eterodossi voglia... diventare ortodosso? Oppure soltanto sorpresa che un gruppo di uniati voglia barattare il proprio uniatismo con un altro uniatismo un po’ meno credibile? - La chiesa scismatica, secondo le parole del portavoce dalla barba fulva e dai ragionamenti oscuri, “ha una politica di non accettare le comunità cattoliche”. Peccato che di questa politica nessuno ne sapesse qualcosa fino a quando si è aperto un primo caso che “è stato una sorpresa”. Sembra strano che, vista la politica (questa sì, invece, ben nota e sperimentata) di accettare cani, porci e voltagabbana di ogni risma purché provengano dalla Chiesa ortodossa canonica, anche sotto minaccia, ci debba essere una politica di non accettare chi venga volontariamente dalla comunione romana. Ma forse la strana reticenza sarà dovuta all’assenza di qualcuno che sia in grado di spiegare a un gruppo di ex uniati la fede e l’ecclesiologia ortodossa. - A noi viene una strana sensazione di déjà vu quando leggiamo questa storia e ci ricordiamo di qualche cattolico che ha cercato di diventare ortodosso qui in Occidente chiedendo asilo sotto qualche omoforio di Costantinopoli, solo per sentirsi dire che ciò era impossibile, perché avrebbe compromesso i buoni rapporti ecumenici, e che se proprio si desiderava un passaggio, erano sempre disponibili i “fanatici” del monte Athos o di... Mosca, che si fissavano su cose secondarie come la fede e l’ecclesiologia ortodossa.
Durante il suo soggiorno a Mosca per la conferenza sulla crisi ucraina, il nostro amico padre John Whiteford (nella foto) ha avuto modo di discutere di questo tema e di molti altri ad esso collegati con Jesse Dominick, uno dei traduttori americani di Orthochristian.com. Il dialogo che ne è sorto è davvero prezioso, e ve lo presentiamo in italiano ringraziando padre John per il suo contributo alla causa della verità.
Dopo avervi presentato ieri la storia delle missioni dell’Ortodossia russa in India, vi forniamo oggi il resoconto del più recente successo missionario che viene a ravvivare quelle “braci perpetue” di cui abbiamo appena seguito l’epopea secolare. È fuori di dubbio che l’Ortodossia stia per vedere nel subcontinente indiano sviluppi finora impensabili.
Vi presentiamo due articoli di Jad Ganem dal blog Notes on Arab Orthodoxy, che offrono intelligenti e provvidenziali contrappunti da parte della (purtroppo) poco considerata Ortodossia araba: - Il primo articolo, intitolato Il vicolo cieco, del 5 marzo, analizza il rifiuto del patriarca Bartolomeo di indire una Sinassi dei primati per risolvere la questione ucraina, con il pretesto che non c'è l'unanimità (o per dirla con spietata sincerità, perché tutti gli altri sono in disaccordo con le sue decisioni). Qui vediamo l'assurda negazione del principio ortodosso della conciliarità: se fosse meglio non tenere riunioni conciliari quando manca l'unanimità, allora non ci sarebbe mai stato un singolo concilio in tutta la storia della Chiesa. - Il secondo articolo, intitolato La fanteria dell'ellenismo, del 14 febbraio, è una salutare doccia fredda per tutti quelli che si illudono di avere dal Monte Athos indicazioni univoche per una via d'uscita dalla crisi ucraina.
La diaspora del “patriarcato di Kiev” al di fuori dei confini ucraini, secondo i termini del Tomos di autocefalia del 6 gennaio, dovrebbe essere incamerata nelle diocesi locali del Patriarcato di Costantinopoli. Ma cosa dire, quando detta diaspora rifiuta i termini del Tomos e pretende di stare illegalmente sotto la sua ex “chiesa madre”? È proprio quello che succede tra le parrocchie del “patriarcato di Kiev” negli USA e in Germania, secondo le ultime novità. Questo ci porta a due conclusioni, non mutualmente esclusive tra loro: o il Tomos è carta straccia (come annuncia “padre” Olexandr Dviniatin di Bridgeport, nel Connecticut, nella dichiarazione su Facebook riportata nell’immagine, “per quanto riguarda le parrocchie d’oltremare della Chiesa ortodossa dell’Ucraina, il Tomos non è il Simbolo della Fede: percepitelo come il Tipico”; questo getta luci piuttosto sinistre su come certi “ortodossi” della diaspora percepiscano il Tipico, se questo può essere “percepito” facendo esattamente il contrario di ciò che esso indica esplicitamente...), oppure i membri di quella diaspora ucraina non sono altro che banditi (e verosimilmente lo sono pure i loro capobanda a Kiev), e allora dovremmo mettere in questione l’intera procedura della concessione di un Tomos di autocefalia a un gruppo di criminali.
Uno degli aiuti più importanti per capire il respiro universale dell’Ortodossia è lo studio delle sue missioni. A tal fine, vi presentiamo la traduzione italiana di un dettagliato studio storico delle missioni della ROCOR nel subcontinente indiano, opera del monaco rassoforo Angelos (Stanway, nella foto) di Jordanville. Le lezioni che possiamo imparare dai momenti luminosi e oscuri di queste vicende missionarie sono insegnamenti di grande valore per ogni cristiano ortodosso che si vuole impegnare nell’evangelizzazione.
Vi presentiamo la traduzione italiana di un’altra storia di passaggio da Costantinopoli alla ROCOR, questa volta non a causa di decisioni di parroci o consigli parrocchiali, ma di gruppi di fedeli che non apprezzano la linea del loro patriarcato. Una buona regola sociologica, ben conosciuta dagli editori e dai pubblicitari, dice che per ogni persona che manifesta pubblicamente un’opinione discordante, ce ne sono almeno un centinaio che condividono tale opinione senza renderla pubblica. In base a tale regola, dobbiamo dedurre che il dissenso nei confronti della politica di Costantinopoli in Ucraina è ben più profondo di quanto possa apparire.
Dalla pagina Facebook Premio Goebbels per la disinformazione: Ucraina. Gennaio, febbraio 2019 Violenze contro chiese e rappresentanti del clero del Patriarcato di Mosca. Vaticano, UE, stampa "democratica e antifascista" non pervenuti.
Alcuni giorni fa abbiamo iniziato a tradurvi le considerazioni di Anna Stickles sul tema della interruzione della comunione tra Chiese ortodosse. Oggi proseguiamo la serie con un secondo articolo sulle giustificazioni ecclesiali di tale pratica nella dottrina dei Padri della Chiesa.
04/03/2019
750.000 visitatori!
Alla sera di domenica 3 marzo 2019, il contatore dei nostri visitatori ha superato i tre quarti di milione. Per un sito parrocchiale che non pretende di fare altro che informare sulla Chiesa ortodossa, è davvero un buon traguardo, e testimonia un notevole gruppo di visitatori regolari: ora, sulla vita totale del sito in quasi sette anni, siete stati un totale di oltre 300 al giorno, e negli ultimi sei mesi, grazie alla nostra copertura pressoché quotidiana del tema della crisi ucraina, siete saliti a oltre 400 al giorno. Speriamo di poter mantenere la vostra attenzione e premiare la vostra fedeltà con la costante fornitura di informazioni di qualità. Vi ringraziamo tutti con affetto.
Vi presentiamo in russo e in italiano la testimonianza di un parroco davvero notevole, padre Viktor Parandjuk (nella foto) che fino a 10 anni fa era un tenente colonnello dell’aviazione ucraina, e fino alla firma del “Tomos” era rettore della chiesa situata presso la scuola di polizia a Vinnitsa. Da lui riusciremo a capire qualcosa della vita dei preti scacciati dalle loro chiese grazie al meraviglioso dono di “riconciliazione” così generosamente scaricato sul popolo ucraino da Costantinopoli.
Vi presentiamo il testo russo e la traduzione italiana dell’intervista di Sergej Geruk al vescovo Viktor (Kotsaba, nella foto) di Baryshev, capo della Rappresentanza della Chiesa ortodossa ucraina presso le organizzazioni internazionali europee. Vladyka Viktor sta parlando da anni presso parlamenti, commissioni internazionali e rappresentanti dei media per denunciare le violazioni dei diritti religiosi e umani dei fedeli ortodossi in Ucraina.
Talvolta i migliori scoop giornalistici sono fatti da quelle agenzie che non hanno alcun interesse di parte a pubblicizzare i dati che scoprono. Nessuno può accusare la BBC di essere particolarmente “russofila”, eppure i dati recentemente scoperti dalla BBC ucraina dimostrano quale castello di carte sia stato eretto per dimostrare un esodo di massa dalla Chiesa ortodossa ucraina alla struttura scismatica montata da Costantinopoli. Ebbene, si è scoperto che la vantata cifra di 350 parrocchie passate di giurisdizione non solo non ha un riscontro effettivo, ma... nella chiesa scismatica non hanno neppure dati ufficiali su quante parrocchie vi siano transitate! A farne le spese è stata la mappa interattiva degli spostamenti di parrocchie pubblicata da RISU (guarda caso, il servizio stampa degli uniati, che non perdono il vizio di voler parlare a nome degli ortodossi), che gli stessi autori hanno dovuto dichiarare farlocca; qui in Italia, attendiamo fiduciosi che l’ondata di indignazione suscitata da queste menzogne mediatiche arrivi a travolgere anche la credibilità di AsiaNews, il servizio stampa nostrano sempre pronto a pubblicare bufale sull’Ortodossia in nome della “missionarietà”.
02/03/2019
Domande e risposte – febbraio 2019
Eccovi una nuova serie di domande e risposte dal blog di padre Andrew Phillips, su temi ecclesiologici e giurisdizionali, su religione e politica, e sul presente e sul futuro della Chiesa.
I vescovi della Chiesa ortodossa serba (nella foto) si sono espressi fin dal principio contro all’ingerenza di Costantinopoli in Ucraina, e mentre è stata sempre chiara la volontà della Chiesa serba di non riconoscere gli scismatici ucraini, la dichiarazione del 28 febbraio, che vi riportiamo in russo e in italiano, vede un passo ulteriore e a nostro avviso determinante nella vicenda ucraina. Infatti, anche se a livello di mera raccomandazione, la Chiesa serba chiede ora ai propri vescovi e chierici di astenersi dal concelebrare non solo con gli scismatici ucraini, ma anche con quelli che sono in comunione con detti scismatici (in chiari termini: il Patriarcato di Costantinopoli), secondo il principio che chi è in comunione con gli scismatici diventa a sua volta scismatico.
01/03/2019
"Fammi posto su quella nuvola"
Partendo da un recente caso di cronaca, padre Lawrence Farley cerca di offrire una prospettiva ortodossa del suicidio, soprattutto quelli generati dalla noia di vivere e sostenuti dalla convinzione del tutto infondata che tutti vadano comunque in paradiso dopo la morte. |