→ Il Blog del Parroco
Non mancate di mettere tra i vostri preferiti il nuovo sito multilingue del monastero di Visoki Dečani, tesoro di fede e vita monastica del Kosovo e Metohija, e centro di luce spirituale per innumerevoli comunità ortodosse nel mondo (inclusa la nostra parrocchia). Il sito è accessibile in serbo (in caratteri cirillici e latini), inglese, russo, italiano e greco. Passate la voce e visitatelo spesso: buona navigazione sul nuovo sito!
L’archimandrita Luka (al secolo Mark Murianka, nella foto) è stato per molti anni l’igumeno del monastero della Santissima Trinità a Jordanville, nello stato di New York: il principale monastero della ROCOR nel mondo. Padre Mark, come il suo predecessore, il metropolita Lavr (Shkurla), viene da una famiglia carpato-russa, e come Vladyka Lavr è stato eletto alla carica di vescovo di Syracuse (la città nello stato di New York esonima della nostra Siracusa in Sicilia). La sua consacrazione ha avuto luogo a Jordanville martedì 12 febbraio, nell’occasione della festa dei Tre Santi Ierarchi. Tra i vescovi consacratori, assieme al metropolita Hilarion della ROCOR, notiamo con piacere la presenza del nostro amico il metropolita Luka di Zaporozh’e, che condivide con il nuovo vescovo il nome monastico. Vi presentiamo la versione italiana dell’articolo, con ben tre video del processo di nomina e di elezione del vescovo Luka. Многая лета! Unto many years! Per molti anni! di Ol'ga Tsvilij, Unione dei giornalisti ortodossi, 13 febbraio 2019
il vescovo Gedeon (Kharon) di Makarov, vicario della metropolia di Kiev Il rettore del monastero delle Decime, che ha informato il Congresso degli Stati Uniti sulle persecuzioni della Chiesa canonica e sull'oppressione dei credenti in Ucraina, è stato arrestato dalla SBU all'aeroporto di Kiev. Il rettore del monastero delle Decime della Chiesa ortodossa ucraina il vescovo Gedeon (Kharon) di Makarov, è stato arrestato all'aeroporto di Boryspil e sta per essere deportato, ha detto su Facebook il protodiacono Antonij, segretario di vladyka Gedeon. "Dove lo vogliano deportare non si sa, perché è un cittadino dell'Ucraina. È nato in Ucraina. E al momento è privato della cittadinanza, e dove lo vogliano deportare non è chiaro", ha condiviso il protodiacono Antonij. Ha chiesto ai fedeli della Chiesa ortodossa ucraina preghiere per il vescovo Gedeon.
il protodiacono Antonij Il segretario del vescovo della Chiesa canonica ha informato l'Unione dei giornalisti ortodossi che i funzionari del servizio di confine di stato dell'Ucraina non hanno fatto domande al rettore del monastero delle Decime. La detenzione del vescovo della Chiesa ortodossa ucraina è opera della SBU, il servizio di sicurezza dell'Ucraina, che ha sequestrato il passaporto e lo ha dichiarato "perduto", ha detto il protodiacono Antonij. Il fatto che, secondo il presunto documento "perduto", Vladyka Gideon abbia volato fuori dall'Ucraina, e sia passato attraverso al controllo di confine degli Stati Uniti, non ha causato un'ombra di dubbio tra le forze dell'ordine. I rappresentanti del servizio di sicurezza hanno anche dichiarato che il vescovo Gideon aveva perso la cittadinanza ucraina e che la questione della sua deportazione era già stata decisa. "Sono all'aeroporto di Boryspil, dove non mi è stato permesso entrare, citando il fatto che "la cittadinanza è scaduta e non è valida". Anche se sono volato via 15 giorni fa, non ci sono stati problemi. Non ci sono state decisioni giudiziarie, nessuna decisione del presidente. Solo che il mio passaporto era presumibilmente perduto. Ma non ho fatto alcuna dichiarazione. Niente", ha commentato in seguito su Facebook gli eventi lo stesso vicario della metropolia di Kiev. "Proprio questa è la pressione religiosa e politica e l'illegalità che sta accadendo in Ucraina oggi". Il 5 febbraio 2019, il vescovo Gedeon (Kharon) di Makarov, vicario della metropolia di Kiev, rettore del monastero della Natività della Santissima Madre di Dio o "delle Decime", ha informato il Congresso degli Stati Uniti sui fatti di discriminazione della Chiesa canonica da parte delle autorità dell'Ucraina. Il vescovo Gedeon ha anche trasmesso al Segretario di Stato americano Michael Pompeo e ai membri del Congresso americano un appello ufficiale della Chiesa ortodossa ucraina, in cui la Chiesa chiede di considerare i casi di violazione dei diritti e delle libertà dei credenti. Quindi, quando i giornalisti hanno chiesto se le autorità ucraine avrebbero aumentato la pressione sulla Chiesa e sul vescovo stesso dopo il suo discorso al Congresso degli Stati Uniti, vladyka ha risposto che poteva accadere qualsiasi cosa. Ma ha aggiunto che sperava che con l'aiuto del governo americano la situazione si sarebbe stabilizzata.
Eccovi il testo russo e italiano della notizia che il patriarca Bartolomeo sta per riorganizzare le diocesi d’America, Gran Bretagna e Australia (che radunano la parte più ampia – e più ricca – della diaspora greca sotto Costantinopoli). Al di là della sostituzione dei loro arcivescovi ormai anziani, il tempismo e l’estensione di queste riorganizzazioni fanno pensare molto facilmente a un desiderio di aumento del controllo patriarcale diretto sulla diaspora.
Mentre il “bollettino di guerra” dei danni causati dagli scismatici ucraini continua con i monasteri di Dochiariu e Zografu che chiudono le porte davanti alla delegazione scismatica, la questione ha dovuto essere discussa anche al massimo livello gestionale della Montagna Santa. La Sacra Comunità athonita si è riunita lunedì 11 febbraio per discutere su come gestire le visite di tali rappresentanti, ma non ha preso alcuna decisione concreta, segno di una mancanza di consenso. Vi presentiamo la traduzione italiana di uno dei resoconti più recenti, con nuovi sviluppi che si profilano nei prossimi giorni a causa della visita annunciata per la festa dell’Incontro del Signore (2/25 febbraio) del “metropolita” Epifanij, alla sempre più disperata ricerca di sostegno internazionale per la sua pseudo-chiesa.
12/02/2019
Conversazioni con persone nuove alla Chiesa
Padre Andrew Phillips ci offre una serie di domande e risposte utili ai nuovi arrivati per orientarsi in una chiesa e per lasciarsi dietro diverse illusioni e pregiudizi.
Vi presentiamo la versione russa e italiana dell’articolo di denuncia di Dimitrios Anagnostou, apparso sul blog Aktines (una voce greca severamente critica del Fanar) e sul giornale Orthodoxos Typos. È importante vedere come anche tra i teologi laici della Chiesa greca non manchino voci che sanno intravedere il rischio di eresia di un papismo orientale, e non si fanno problemi a denunciare tale rischio.
In questi giorni, una delegazione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", guidata dal "vescovo" Pavlo (Juristij) di Odessa e Balta, sta girando il Monte Athos con una benedizione (di fatto, un ordine) di visitare tutti i monasteri athoniti da parte del patriarca Bartolomeo. Poiché il patriarca non è uno stupido, e sa bene che alcuni monasteri hanno già dichiarato che chiuderanno le porte di fronte alla nuova struttura scismatica, la "benedizione" a questa visita suona come un vero e proprio ultimatum del Fanar a tutti quelli che al Monte Athos si oppongono all'ingerenza costantinopolitana in Ucraina. Finora, il risultato della visita "fraterna" sembra più un bollettino di guerra che un racconto di un pellegrinaggio. Contiamo le vittime: - Alla sera di giovedì 7 febbraio e al mattino di venerdì 8 febbraio, il monastero Pantokratoros accetta di concelebrare le funzioni serali e la Liturgia con il "vescovo" Pavlo. Si tratta della prima volta in cui a un membro della gerarchia del "patriarcato di Kiev" è permesso compiere un simile atto sul Monte Athos. - Venerdì 8 febbraio, la confraternita di Nuova Esfigmenu (ritenuta dalla Sacra Comunità athonita la legittima autorità sul monastero di Esfigmenu, occupato da scismatici vecchio-calendaristi), accoglie il "vescovo" Pavlo per la venerazione delle reliquie nella propria cappella. Anche se non c'è stata una concelebrazione, l'esposizione delle reliquie per venerazione è un gesto che di norma non si fa nelle visite di eterodossi e scismatici, e ci si sarebbe aspettati almeno dai monaci di Nuova Esfigmenu una certa sensibilità di fronte a casi di scismatici occupanti di chiese... - A questo punto, sono pubblicate le rimostranze dell'arcivescovo Amvrosij (Ermakov) di Verej, rettore dell'Accademia teologica di Mosca: "Davanti ai nostri occhi, uno ad uno, i monasteri dell'Athos si uniscono agli scismatici e commettono un incredibile tradimento degli ortodossi in Ucraina che sono perseguitati, ricattati, picchiati, cacciati dalle loro stesse chiese". Vladyka Amvrosij rivela anche che la delegazione scismatica ha ricevuto dal patriarca Bartolomeo l'ordine di visitare tutti i monasteri del Monte Athos. - Sabato 9 febbraio l'archimandrita Evlogij, igumeno del monastero di san Panteleimon, fa chiudere le porte del monastero e vieta alla delegazione scismatica l'ingresso sul territorio del monastero russo, dove "non riconoscono il loro sacerdozio e non prevedono di farlo in futuro". - Il portavoce della Chiesa ortodossa ucraina, l'arciprete Nikolaj Danilevich, denuncia la "desacralizzazione dell'Athos" con parole che dovrebbero rimanere per sempre nei nostri cuori: "Semplici parroci sposati in Ucraina occidentale, con numerosi bambini, non hanno paura di perdere le loro chiese, non hanno paura di essere espulsi dalle loro chiese, sono costretti a servire nelle case, ma rimangono fedeli alla Chiesa, al loro giuramento sacerdotale, mostrano lo stesso podvig dei confessori, non vanno tra gli scismatici, e alcuni monaci dell'Athos che non hanno famiglie, che non rischiano nulla, che potrebbero essere un modello di fedeltà alla Chiesa, hanno paura di testimoniare la verità". Padre Nikolaj fa anche notare che, negli stessi giorni in cui i rappresentanti degli scismatici sono a Monte Athos, il governatore dell'Athos Kostas Dimtsas è ad Atene a incontrare l'ambasciatore americano (ed ex ingegnere del colpo di stato del Majdan) Geoffrey Pyatt. Padre Nikolaj conclude che in qualche modo non ne è sorpreso. Neppure noi, batjushka... - Dalle notizie dell’ultima ora provenienti da Interfax e dall’Unione dei giornalisti ortodossi, sette monaci del monastero di Vatopedi, di origine russa, ucraina e moldava, hanno lasciato Vatopedi domenica 10 febbraio in segno di protesta, dopo che la delegazione scismatica è stata accolta a Vatopedi, e sono passati al monastero di san Panteleimon. Dalle fonti giornalistiche, parrebbe che anche tra i monaci greci di Vatopedi ci sia un forte dissenso nei confronti dell’attitudine della leadership del monastero verso gli scismatici.
Vi presentiamo la traduzione italiana del racconto di una preghiera comunitaria in un villaggio a nord di Chernovtsy. I parrocchiani della chiesa della Dormizione nel villaggio di Vaslovitsy (nella foto), minacciati di espropriazione della loro parrocchia per una una decisione illegale della comunità territoriale laica, hanno trasformato la chiesa in un luogo di preghiera continua (più che “sit-in”, potremmo usare il neologismo “pray-in”), da cui hanno tratto serenità e ispirazione.
Da molti giorni padre Andrew Phillips non aveva postato novità sul suo blog: come abbiamo scoperto, è a causa di un suo viaggio in Ucraina, dal quale non è tuttavia rientrato senza qualche interessante novità da raccontarci. Vi presentiamo la versione italiana di una serie di suoi ricordi e riflessioni, in cui vede come “ultima battaglia” della sua vita la lotta per la libertà degli ortodossi ucraini dalle persecuzioni a cui sono oggi sottoposti.
Vi presentiamo la traduzione italiana di un’attenta recensione del recente forum sull'autocefalia ucraina. Jesse Dominick, uno dei principali traduttori in inglese di Orthochristian.com, analizza tutte le fasi della conversazione virtuale, che per ora è l’unico momento in cui uno dei principali attori della crisi (il metropolita Emmanuel di Gallia) è stato chiamato a rendere pubblicamente ragione delle scelte intrusive del Patriarcato di Costantinopoli.
Vi presentiamo la traduzione italiana di un articolo su un aspetto insolito ma interessante delle “arti minori” della decorazione delle chiese ortodosse: i bordi decorativi, che spesso riescono a trasformare gli interni delle chiese, offrendo loro un carattere vibrante e affascinante.
L'arcivescovo Juraj (Stránský, nella foto) di Michalovce e Košice è stato uno dei delegati della Chiesa di Cechia e Slovacchia alle recenti celebrazioni a Mosca in onore del patriarca Kirill: nelle ultime settimane, è stato a Kiev a sostenere il metropolita Onufrij a nome della sua Chiesa. Oggi vi presentiamo in russo e in italiano un’intervista a vladyka Juraj, in cui si delineano alcune delle direzioni che le Chiese ortodosse vogliono prendere a proposito della crisi ucraina.
Vi invitiamo a osservare la galleria fotografica con le immagini dalla celebrazione dei 10 anni dall’intronizzazione del patriarca Kirill (nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca), lasciando che le immagini parlino da sole.
06/02/2019
Un passo indietro per andare avanti
Il sito Orthodox Synaxis, creato espressamente per discutere la recente crisi ucraina, ha cercato di offrire anche uno spunto per l’uscita dall’impasse provocata dalla decisione unilaterale del Sinodo di Costantinopoli, cercando una via d’uscita nelle parole del metropolita Emmanuel al forum virtuale del 26 gennaio, e nella formulazione dello stesso Tomos del 6 gennaio. Anche se ci sono dubbi che a questo punto possa funzionare un compromesso pacificatore, vale senz’altro la pena di considerare questa proposta, che vi presentiamo in traduzione italiana. Nonostante il rifiuto della Sacra Comunità athonita di inviare rappresentanti del Monte Athos all’intronizzazione del “metropolita” Epifanij a Kiev, il patriarca Bartolomeo ha insistito che ci fossero due igumeni athoniti nella delegazione del suo patriarcato. E i due igumeni non sono stati scelti a caso, ma la richiesta è andata a chi intratteneva le relazioni più strette con il Patriarcato di Mosca e con la Chiesa canonica ucraina. A uno dei due, l’igumeno di Vatopedi, l’archimandrita Ephraim (Koutsou), noto per le sue inflessibili prese di posizione a favore della Chiesa canonica, è stata imposta la partecipazione all’intronizzazione dietro minaccia di sospensione dal sacerdozio. Giunto così “volontariamente” a Kiev il 1 febbraio, padre Ephraim è stato colpito da un infarto (era già sofferente di problemi cardiaci) ed è stato ricoverato in una clinica privata. Qui ai rappresentanti della Chiesa ucraina canonica è stato proibito di visitarlo da parte dei servizi segreti ucraini, mentre Epifanij ha potuto andarlo a trovare assieme a un seguito “terapeutico” di fotografi:
I media ucraini si sono subito effusi in commenti sulle congratulazioni fatte da padre Ephraim al nuovo “primate” a cui avrebbe augurato molti anni di felice servizio alla “Chiesa ortodossa dell’Ucraina”. Tuttavia le bugie hanno le gambe corte, e presto è arrivata la smentita, che vi presentiamo in russo e in italiano. Se la nuova “chiesa locale” ha bisogno di ricorrere a questi mezzucci per ottenere un po’ di ombra di riconoscimento ufficiale, possiamo immaginare a che livello stia già precipitando.
05/02/2019
Riflessioni sulle feste di intronizzazioneGli inizi di febbraio hanno visto due momenti di solennità a Mosca e a Kiev: al decennale dell’intronizzazione del patriarca Kirill a Mosca erano presenti i rappresentanti di quasi tutte le Chiese ortodosse locali (potremmo dire, “tutti tranne Costantinopoli” e quelle Chiese come Grecia, Cipro e Albania che non hanno neppure il diritto di mandare rappresentanti all’estero senza il benestare del Fanar). All’intronizzazione del “metropolita” Epifanij a Kiev erano presenti solo rappresentanti del Patriarcato di Costantinopoli (potremmo dire, “Costantinopoli tranne tutti”), ma non mancava il capo degli uniati. Possiamo osservare qualche immagine delle due rispettive celebrazioni, l'intronizzazione a Kiev del "metropolita" Epifanij e la celebrazione, avvenuta due giorni prima a Mosca, del decennale dell'intronizzazione del patriarca Kirill. A un occhio non addestrato, sembra che la differenza fondamentale sia solo quantitativa, nel numero di vescovi e partecipanti, e si potrebbe essere tentati di concludere che, essendo Kiev più piccola di Mosca, tutto sia in proporzione... ebbene, no. Diamo un’occhiata alla piazza davanti alla cattedrale di Santa Sofia durante l’intronizzazione:
Riconoscete quella piazza che, nel giorno del “concilio d’unificazione”, era piena così?
Chissà dove saranno finiti i “fedeli” che volevano la “loro” Chiesa autocefala a metà dicembre... E non si può nemmeno dire che i problemi fossero di ordine climatico (il 15 dicembre non faceva tanto più caldo del 3 febbraio) oppure lavorativo (l’intronizzazione era il 3 febbraio, di domenica). Eccovi un video che ha avuto una certa diffusione nei giorni scorsi, ma che meriterebbe di diventare virale. Gli attivisti di Pravyj Sektor, giunti a convincere il nuovo arcivescovo di Vinnitsa e i suoi chierici a passare alla "chiesa" scismatica, fanno scena muta davanti alle semplici richieste di recitare il Credo e il Padre Nostro. Trascrizione in italiano: - Sai dire il Credo? - Lo sai? "Credo in un solo Dio Padre..." - Di' la preghiera "Padre nostro". - Dilla - Padre nostro. - Dilla. [Lo chiede anche l'arcivescovo Varsonofij] - Non sai dire "Padre nostro"? - A memoria! - Vuoi impicciarti di affari di chiesa, e non sai dire il "Padre nostro"? - Dilla - Padre nostro. - Pensaci, e non sentirti insultato. - Ma non sai dire il Credo e il Padre Nostro. - Vi sono riassunti i dogmi della nostra fede. - Pravyj Sektor, dove sono le vostre voci? [Seguono canti ecclesiastici]
Ringraziamo Tudor Petcu per averci fornito un’altra intervista a un ortodosso italiano, questa volta a un amico che conosciamo da molti anni, il fiorentino Massimo Anichini. Vi presentiamo l’intervista nella sezione “Figure dell’Ortodossia contemporanea”, augurando ogni bene a Massimo e a sua moglie Oksana. |